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5 minuti con… Michel Wiskirski, Esperto di Transizione Energetica presso Carmignac

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Carmignac

La transizione energetica fa notizia. Il nostro esperto, Michel Wiskirski, ne illustra i malintesi.

Quali sono gli aspetti maggiormente fraintesi in materia di transizione energetica?

Michel Wiskirski: : I metalli e i minerali sono al centro della lotta contro il cambiamento climatico. È molto importante comprendere che la transizione energetica, per sua natura, richiede l’impiego di una grande quantità di metalli. In parole povere, la transizione energetica non può avvenire senza materie prime e, oltre a ciò, una crescita sostenuta delle energie rinnovabili è sinonimo di una crescita pressoché esponenziale dell’utilizzo dei metalli e dei minerali.

Può fornirci qualche esempio a livello di produzione di energia?

M. W.: In effetti, le fonti rinnovabili di energia consumano un quantitativo nettamente maggiore di minerali rispetto alle fonti tradizionali di produzione energetica. Alcuni dati evidenziano questo aspetto: un impianto eolico onshore richiede minerali in quantità 8 volte superiore rispetto a un impianto alimentato a gas di pari capacità. Un impianto eolico offshore ne richiede una quantità 17 volte superiore, e un impianto solare fotovoltaico (PV) 9 volte superiore. Più nello specifico, il metallo della transizione energetica è essenzialmente il rame, e se ne utilizzano enormi quantità. Mentre ci vuole 1 tonnellata di rame per megawatt (MW) nel caso di una centrale elettrica alimentata a gas naturale, ci vogliono 2 tonnellate per un impianto eolico onshore, 3 tonnellate per un impianto solare fotovoltaico, e tra le 11 e le 12 tonnellate per un impianto offshore, in base agli ultimi dati forniti dall’Agenzia Internazionale dell’Energia. La stessa analisi vale per acciaio, zinco e altri minerali.

Vorrei anche aggiungere che persino nelle tecnologie basate sui combustibili fossili, il raggiungimento di una maggiore efficienza e di minori emissioni dipende dall’impiego su vasta scala dei minerali. Ad esempio, le centrali elettriche più efficienti alimentate a carbone richiedono molto più nichel di quelle meno efficienti, per poter raggiungere temperature di combustione più alte.

Considerando la mobilità e i trasporti, un uso più esteso dei veicoli elettrici cosa potrebbe comportare?

M. W.: Se consideriamo le auto tradizionali con motore a combustione interna (ICE), uno dei primi contrasti al cambiamento climatico è stato quello di ridurre particolato e diossido di carbonio dalle emissioni delle auto. Ciò è stato fatto attraverso il miglioramento dei catalizzatori delle auto. In termini di metalli e di minerali, questo ha comportato l’utilizzo di palladio e di platino in quantità nettamente più abbondanti.

Un’auto elettrica consuma una quantità di minerali cinque volte superiore rispetto a un’auto tradizionale. Anche i veicoli elettrici utilizzano una grande quantità di rame. I dati parlano da soli: un’auto a combustione tradizionale ne contiene 25 chili. I veicoli elettrici, invece, necessitano mediamente di una quantità di rame da tre a quattro volte superiore, approssimativamente 85 chili. Inoltre, il cablaggio per le colonnine di ricarica dei veicoli elettrici è destinato a essere un’altra fonte di utilizzo del rame. Per dare un’idea, si prevede che la domanda di rame legata ai veicoli elettrici aumenti da 600.000 tonnellate nel 2021 a circa 2,9 milioni di tonnellate entro il 20301 . E da dove proviene il rame? Dalle aziende minerarie.

Che dire delle batterie per auto?

M. W.:: Le sostanze chimiche più comuni degli elettrodi delle batterie si basano su una combinazione di litio, nichel, cobalto e manganese. La domanda di materiale stimata per le batterie dei veicoli elettrici venduti nel 2019 è stata di 19 kt per il cobalto, 17 kt per il litio, 22 kt per il manganese e 65 kt per il nichel. Per il fabbisogno di batterie nello Stated Policies Scenario, la domanda di cobalto aumenterà a circa 180 kt/all’anno nel 2030, di litio a circa 185 kt/all’anno, di manganese a 177 kt/all’anno e di nichel in classe 1 a 925 kt/all’anno.

Pertanto, le energie rinnovabili, i veicoli elettrici, le tecnologie a basso impatto ambientale, sono certamente tutti ad alto consumo di metalli, in particolare rame, acciaio, nichel, alluminio, cobalto, litio e manganese. Privilegiamo quelli che nei prossimi anni giocheranno un ruolo di primo piano nella transizione energetica.

Investire nelle energie rinnovabili pare essere la soluzione per contrastare il riscaldamento globale. Tuttavia, è sufficiente per raggiungere l’obiettivo di azzeramento delle emissioni fissato per il 2050?

M. W.: Le energie rinnovabili rappresentano una soluzione a lungo termine per la riduzione delle emissioni, ma sono una soluzione parziale al problema. Non è possibile chiudere semplicemente gli occhi e investire nelle energie rinnovabili sperando di abbassare le emissioni nel tempo. Accadrà il contrario. Le energie rinnovabili sono una soluzione a lungo termine per la riduzione delle emissioni, ma costituiscono anche una parte del problema.

Lo sviluppo delle fonti rinnovabili di energia, infatti, crea nuove emissioni. Negli ultimi anni, la produzione di gigawatt da impianti solari fotovoltaici e da parchi eolici ha aumentato le emissioni di CO2 e non le ha diminuite. La nostra operatività si basa su due sistemi a costi fissi, ovvero due sistemi che emettono più emissioni rispetto al sistema precedente. Abbiamo prodotto più energia con una capacità strutturale maggiore.

Quindi, cosa sarebbe necessario per raggiungere gli obiettivi di azzeramento delle emissioni e di decarbonizzazione? C’è qualcosa che stiamo trascurando nel raggiungimento degli obiettivi di transizione energetica?

M. W.: La transizione energetica avverrà nel tempo, e le aziende maggiormente inquinanti saranno anche controparti di primo piano nella riduzione di tali emissioni, attraverso la decarbonizzazione e le iniziative di mitigazione del cambiamento climatico che intraprenderanno.

Negli ultimi 50 anni, di un terzo delle emissioni globali di anidride carbonica sono responsabili soltanto 20 società, principalmente le più grandi compagnie petrolifere e del gas a livello mondiale. Pertanto, ridurre le emissioni di carbonio in modo rapido e reattivo richiede interventi da parte di queste grandi aziende ad alto impatto ambientale.

Quindi, in quanto investitori, cosa dovremmo fare per contribuire alla transizione energetica?

M. W.: Se si vogliono ridurre le emissioni di carbonio in modo significativo e funzionale, è necessario affrontare entrambi gli aspetti, finanziando non solo le società che sviluppano energie rinnovabili, ma anche le società petrolifere e minerarie diversificate e, attraverso i nostri investimenti, spronarle a diventare grandi operatori del settore energetico, con una migliore impronta di carbonio. I grandi operatori di mercato devono ridurre le proprie emissioni, effettuando la transizione verso l’azzeramento delle emissioni, e investire nell’energia eolica e in quella solare, sviluppare biocarburanti, unità di cattura del carbonio, idrogeno green, ecc.

Le grandi compagnie petrolifere e minerarie eserciteranno un grande impatto se compiranno sforzi in termini di decarbonizzazione. La loro esclusione sarebbe un grave errore, e significherebbe perdere l’opportunità di esercitare influenza su di loro. .

Quindi ritiene che sia opportuno investire nelle società in fase di transizione, nonostante tutte le controversie che le caratterizzano? Non è contrario ai vostri principi di investimento responsabile?

M. W.: È in questo caso che operiamo in controtendenza in Carmignac. Anziché limitarci alle società migliori, quelle con emissioni pari a zero o con un basso impatto ambientale, ci focalizziamo anche su aziende con le potenzialità di riduzione più alte, all’interno dei segmenti più promettenti. In altre parole, non investiamo soltanto in aziende che producono energie rinnovabili e che offrono soluzioni a basso impatto ambientale, ma anche nei grandi operatori di mercato, che attraverso le loro iniziative contribuiranno alla drastica riduzione delle emissioni nel loro complesso.

Investiamo in aziende che sono seriamente intenzionate a migliorare le emissioni di CO2 e la "decarbonizzazione", al fine di raggiungere l’obiettivo di azzeramento delle emissioni entro il 2050.

Che importanza riveste l’attività di engagement per voi?

M. W.:: Intendiamo utilizzare i nostri diritti di azionisti attivi per collaborare con le aziende a favore della transizione energetica, utilizzando quindi questa strategia per generare un impatto effettivo, autentico, significativo, che possa realmente contribuire alla transizione verso un’economia a minore impatto ambientale a livello mondiale. Queste aziende stanziano decine di miliardi di dollari allo sviluppo di nuove fonti di petrolio e gas. In qualità di azionisti, è necessario richiedere la riallocazione del capitale a favore di percorsi energetici più puliti.

Questa enorme riserva di capitale e la sua allocazione nei prossimi anni saranno fondamentali per il raggiungimento della neutralità carbonica. Quest’ultima non avrà luogo senza l’impegno di questi operatori di mercato, e senza che gli investitori si impegnino con loro per guidare il cambiamento e raggiungere gli obiettivi di decarbonizzazione.

1Studio sull’energia e i metalli, rapporto Wood Mackenzie 2021

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  • Michel Wiskirski
    Fund Manager

    Michel Wiskirski è gestore nel team azioni globali, specializzato in risorse naturali. Michel è entrato a far parte di Carmignac nel 2014 in qualità di product specialist per i mercati emergenti e le risorse naturali prima di essere nominato analista specializzato nei mercati emergenti nel 2015 e gestore nel 2018. Ha avviato la sua carriera nel 2006 presso Crédit Agricole CIB dove ha ricoperto il ruolo di analista finanziario, prima di passare nel 2007 in BNP Paribas-Fortis Banque in qualità di analista credito fino al 2008. Dal 2010 al 2014 ha lavorato a Londra per UBS Investment Bank come Associate nel team cross asset solutions EMEA. Michel Wiskirski è titolare di un Master in Finanza dell'ESSEC Business School e di due Master in Legge dell'Università di Oxford e dell'Università Paris II-Assas.

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    • Investire con un obiettivo: mirare a generare rendimenti interessanti a lungo termine, apportando allo stesso tempo un contributo ambientale positivo.
    • Investire in modo efficiente: puntare ad aziende innovative, lungo tutte le catene del valore del settore delle energie rinnovabili e dell’ecosostenibilità.
    • Investire in modo sostenibile: cercare di investire almeno il 60% del patrimonio in aziende la cui attività contribuisce alla mitigazione del cambiamento climatico e all’adattamento al cambiamento climatico in base ai principi della tassonomia dell’UE1.
    Classificazione del Fondo ai sensi del regolamento SFDR2: Articolo 9


    11In base ai principi della tassonomia dell’UE
    2Dal 15/05/2020. S. Regolamento sull’informativa di sostenibilità del settore dei servizi finanziari (SFDR) 2019/2088. Per maggiori informazioni, consultare EUR-lex .

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Periodo minimo di investimento consigliato

Rischio minimo Rischio massimo

Bassi rendimenti potenziali Alti rendimenti potenziali

1 2 3 4 5 6 7
Principali rischi del Fondo

AZIONARIO: Le variazioni del prezzo delle azioni, la cui portata dipende da fattori economici esterni, dal volume dei titoli scambiati e dal livello di capitalizzazione delle società, possono incidere sulla performance del Fondo.

MATERIE PRIME: La variazione dei prezzi delle materie prime e la volatilità di questo settore possono provocare una diminuzione del valore patrimoniale netto.

CAMBIO: Il rischio di cambio è connesso all'esposizione, mediante investimenti diretti ovvero utilizzando strumenti finanziari derivati, a una valuta diversa da quella di valorizzazione del Fondo.

GESTIONE DISCREZIONALE: Le previsioni sull'andamento dei mercati finanziari formulate dalla società di gestione esercitano un impatto diretto sulla performance del Fondo, che dipende dai titoli selezionati

L'investimento nel Fondo potrebbe comportare un rischio di perdita di capitale.

* Scala di Rischio del KIID (Informazioni chiave per gli investitori). Il rischio 1 non significa che l'investimento sia privo di rischio. Questo indicatore può evolvere nel tempo.

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2012 2013 2014 2015 2016 2017 2018 2019 2020 2021 2022 (YTD)
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Year to date
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Indice di riferimento -0.36 % -1.96 % -2.23 % -19.66 % +41.68 % +5.15 % -9.58 % +18.78 % -11.09 % +27.54 % -4.76 %

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3 anni 5 anni 10 anni
Carmignac Portfolio Green Gold A EUR Acc +3.93 % +2.12 % +0.67 %
Indice di riferimento +4.19 % +5.17 % +2.96 %

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Le performance passate non sono un'indicazione delle performance future. Le performance sono calcolate al netto delle spese (escluse eventuali commissioni di ingresso applicate dal distributore)

Fonte: Carmignac al 29/07/2022

Commissione di ingresso massima spettante ai collocatori : 4,00%
Commissione di riscatto : 0,00%
Ongoing Charges : 1.8000000
Conversion Fee : 1
Spese fisse di gestione : 1,50%
Commissione di gestione variabile : 20,00%

Questa è una communicazione di marketing.

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